Aipit vuole essere vicina a tutti i pazienti ITP condividendo tutte le informazioni utili e rispondendo alle domande più frequenti sul tema ITP e Covid-19: perché i fatti vanno oltre le paure.

L’obiettivo è darvi pareri autorevoli, da fonti verificate, provenienti dai maggiori esperti mondiali di ITP e tradotti in lingua italiana. Un punto di riferimento sicuro per questo periodo di incertezza.

8 aprile 2020 – ITP e Covid-19 Domande frequenti.

L’8 aprile 2020 la Società Americana di Ematologia, ha pubblicato una pagina di Domande Frequenti (ASH) a tema ITP e Covid-19 con gli interventi dei Dottori:

James Bussel
Doug Cines
Nichola Cooper
Francesco Rodeghiero

Domande

Per un paziente adulto di nuova diagnosi di ITP che richiede un trattamento a causa di una grave trombocitopenia, quali opzioni terapeutiche iniziali prendereste in considerazione nel contesto della pandemia di COVID-19?

Nell’ambito di COVID-19, dovrebbero essere utilizzati trattamenti per ITP efficaci ma non immunosoppressivi, come IVIG e agenti trombopoietici orali (TPO) (eltrombopag o avatrombopag*). Per i pazienti che hanno bisogno di urgente aumento della conta piastrinica, possono essere somministrate IVIG a 1 gm / kg per 1-2 giorni, ripetendo le dosi secondo la necessità, in attesa di una risposta agli agenti TPO. I pazienti che si trovano ricoverati in ospedale possono beneficiare da IVIG con dosaggio inferiore (0,4-0,5 gm / kg) al giorno. Tuttavia, per i pazienti che non presentano maggiori emorragie o porpora umida, gli agenti TPO orali potrebbero essere utilizzati come unico trattamento, a causa di potenziali rischi di esposizione al virus durante le lunghe infusioni IVIG nelle strutture mediche . L’acido tranexamico può anche essere usato come coadiuvante in pazienti con sanguinamenti o ad alto rischio di sanguinamento. È importante ricordare che la maggior parte dei pazienti con ITP non presenta sanguinamenti gravi con conta piastrinica ≥ 10-20.000 / uL in assenza di altri fattori di rischio. Di conseguenza, per i pazienti che sono generalmente stabili, è consigliabile ridurre la frequenza dei esami di sangue ed evitare visite per ridurre il rischio di infezione nelle strutture sanitarie. Al momento, non sembra esserci un’alta incidenza di COVID-19 nei pazienti ITP.

*=avatrombopag è un TPO mimetico attualmente non disponibile al fuori degli Stati Uniti.

Per i pazienti con ITP cronici, modifichereste i regimi di trattamento nel contesto della pandemia di COVID-19?

Nessuna modifica se sono stabili a basse dosi di farmaci immunosoppressori. La modifica dei trattamenti richiede un maggiore monitoraggio e potrebbe potenzialmente comportare una ricaduta, quindi potrebbe essere più rischiosa che decidere di non apportare modifiche. Per i pazienti trattati a dosi più elevate di corticosteroidi o farmaci immunosoppressori, l’uso di agenti TPO e / o IVIG potrebbe consentire una riduzione graduale e la possibile sospensione. Attualmente riteniamo che il rituximab debba essere evitato e dosi più basse di ciclosporina potrebbero essere efficaci quanto la dose completa.

Nel contesto attuale dove il rischio più elevato è per i pazienti fisicamente presenti nelle strutture sanitarie per prelievi e trattamenti ritenete che dovrebbero essere modificate la frequenza degli esami di sangue o i valori di riferimento per l’inizio del trattamento?

La maggior parte dei pazienti con ITP dovrebbe essere gestita telefonicamente, tramite SMS o e-mail in base ai sintomi, con una frequenza ridotta degli emocromi, anche se alcuni (gli anziani, quelli che assumono agenti anti-piastrinici, quelli con una storia di maggiori sanguinamenti o altri fattori di rischio) e quelli con condizioni instabili potrebbero dover essere monitorati regolarmente anche per la conta piastrinica. In alcuni paesi il rischio maggiore per i pazienti potrebbe essere recarsi in una struttura sanitaria dove il rischio di infezione è notevolmente più elevato.

Come affrontereste un paziente ricoverato con ITP che sviluppa una grave infezione da COVID-19?

Se un paziente con ITP e COVID-19 dovesse avere una riduzione della conta piastrinica a livelli pericolosi, ad esempio inferiore a 10-20.000 / uL, dovrebbero essere somministrate IVIG, e trasfusione piastrinica in caso di maggiori sanguinamenti. Se il paziente è già in trattamento con un agente TPO, la dose potrebbe essere aumentata o potrebbe iniziarne un secondo, ad es. Aggiungere romiplostim a eltrombopag o avatrombopag o aggiungere eltrombopag o avatrombopag a romiplostim. Potrebbe essere preso in considerazione impiego di steroidi a breve termine (1-5 giorni) per aumentare la conta piastrinica, ma il loro impatto sulla predisposizione alla infezione da COVID-19 e sui effetti non sono noti.

Trombocitopenia grave è raramente osservata nel contesto dell’infezione da COVID-19 ed è stata associata a esiti peggiori. È indicata una ricerca per DIC o altre eziologie alternative. La trombocitopenia può riflettere la gravità dell’infezione e le sue complicanze piuttosto che l’insorgenza o aggravamento della ITP. L’uso di LMWH o eparina come agenti per il trattamento di COVID-19 rimangono controversi. Tuttavia, LMWH / eparina sono ampiamente utilizzati come tromboprofilassi in pazienti gravemente malati / ICU con aumentato rischio generale di trombosi. In attesa di una maggiore esperienza o un studio clinico formale in pazienti con COVID-19 gravemente malati, potenziale rapporto rischio/benefici per uso di LMWH / eparina deve essere valutato per ogni paziente individualmente.

Cosa fare nel caso in cui il paziente ha fatto la splenectomia?

Non ci sono dati che lo suggeriscono e gli esperti non credono che i pazienti splenectomizzati siano più vulnerabili a COVID-19. Tuttavia, le infezioni virali possono essere complicate da superinfezioni batteriche. Pertanto, nel contesto della febbre, la gestione di un paziente splenectomizzato dovrebbe essere la stessa di quella senza infezione da COVID-19, ovvero antibiotici per via endovenosa e un attento monitoraggio poiché la grave sepsi può svilupparsi rapidamente.

3 aprile 2020 – Videoconferenza in italiano dei maggiori esperti mondiali sul tema ITP e Covid-19

Il 3 aprile 2020 l’Associazione di pazienti con ITP degli Stati Uniti, (PDSA) ha organizzato un evento virtuale per fornire delle informazioni specifiche, provenienti da fonti autorevoli relative ad ITP e Covid-19. Titolo dell’evento è “I fatti oltre le paure: ITP & Covid-19”

Caroline Kruse Presidente e CEO di PDSA – Associazione di supporto ai pazienti con ITP negli Stati Uniti – fa gli onori di casa. Dialogano con lei un gruppo di esperti di altissimo livello. Dottori e ricercatori da tutto il mondo, massimi esperti di tutto quel che riguarda studio, ricerca e cura delle persone con ITP.

Relatori

Dott. James Bussell
Pediatra specializzato nelle malattie emaotologiche oncologiche, ricercatore, uno dei più grandi esperti ITP al mondo.

Dott. Steve Holland
Principale esperto di malattie infettive negli Stati Uniti. Lavora presso l’Istituto Nazionale per allergie negli Stati Uniti

Dott.ssa Charlotte Cunningham-Rundles
Una degli esperti più importanti per quanto riguarda le immunodeficienze primarie.

Dott. David Kuter
Direttore del reparto di ematologia presso il Massachusetts General Hospital. È il medico con il maggior numero di pazienti cono ITP nei Stati Uniti.

Dott.ssa Nicola Cooper
Medico, ricercatrice e professoressa presso l’Imperial College a Londra, esperta in immunologia e malattie autoimmuni, particolarmente in ITP.

Prof. Francesco Rodeghiero
Direttore Scientifico della Fondazione Progetto Ematologia a Vicenza. E’ uno dei più grandi esperti di ITP nel mondo. E’ stato il primo Presidente del Comitato scientifico di Aipit.

Dott.ssa Dr.Runhui Wu
Direttore medico dell’ospedale pediatrico a Pechino. È specializzata in malattie emorragiche.

Ecco il video completo dell’evento con la traduzione sottotitolata in italiano realizzata da Barbara Lovrencic. Buona visione!

FAQ Ministero della Salute

FAQ Organizzazione Mondiale Sanità

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