ITP e Covid-19

Aipit vuole essere vicina a tutti i pazienti ITP condividendo tutte le informazioni utili e rispondendo alle domande più frequenti sul tema ITP e Covid-19: perché i fatti vanno oltre le paure.

L’obiettivo è darvi pareri autorevoli, da fonti verificate, provenienti dai maggiori esperti mondiali di ITP e tradotti in lingua italiana. Un punto di riferimento sicuro per questo periodo di incertezza.

Sommario


ITP e Vaccino Covid-19

Il delicato tema del vaccino Covid-19 è entrato prepotentemente nell’agenda dei pazienti con ITP. Aipit, già a gennaio 2021, ha realizzato un webinar per dare strumenti e consigli alle persone affette da ITP provenienti da fonti certe ed autorevoli.

La nostra medicina si basa sull’evidenza scientifica e per avere evidenza si devono raccogliere dati che poi vanno analizzati. Questo processo richiede tempo, ecco che alcune delle informazioni divulgate nel webinar di gennaio 2021 sono state poi aggiornate. Vorremmo tutti avere in breve tempo delle risposte certe, ma in questa situazione di cambiamento quotidiano è impossibile conciliare le esigenze personali e della scienza.

Ad oggi la comunità scientifica è concorde che i vantaggi offerti dai vaccini sono superiori rispetto i rischi. Ecco che ad integrazione del nostro webinar, desideriamo portare a conoscenza ulteriore materiale autorevole per aiutarvi a comprendere al meglio lo stato delle cose.

Webinar SIE del 29 marzo 2021

La Società Italiana di Ematologia ha organizzato un webinar invitando i pazienti a discutere e fare domande sulla vaccinazione anticovid.

Comunicato SISET del 19 marzo 2021

La Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi ha rilasciato un comunicato ufficiale che vuole fare chiarezza sulla sulla presunta attività protrombotica dei vaccini anti CoViD19, ed in particolare del Vaccino Astra Zeneca

Registrazione webinar del 16 gennaio 2021

Sabato 16 gennaio 2021 Aipit ha organizzato un webinar con il Dott. Marco Ruggeri, Presidente del Comitato Scientifico di Aipit dedicato al tema ITP e Vaccino Covid-19.

Assieme alla Presidente di Aipit Barbara Lovrencic ed altri medici provenienti da tutta Italia specialisti di ITP, il webinar ha cercato di dare alcune risposte al netto dei dati scientifici disponibili alla data di realizzazione dell’incontro.

Per poter accedere alla registrazione chiediamo di cliccare sul pulsante e compilare il form di richiesta. Riceverete una email con il link privato del webinar.


16 marzo 2021 – Emergenza Covid-19 e ITP – Domande e risposte 2021

Il persistere dell’emergenza Covid-19 è fonte di incertezza e preoccupazione in chi è affetto da una malattia auto-immune. Questo breve scritto si propone di chiarire, al meglio delle attuali conoscenze mediche e scientifiche, alcuni punti relativi nello specifico all’ITP.

Si ricorda che il termine Covid-19 definisce la malattia dovuta al nuovo coronavirus, denominato SARS-CoV-2.

A cura di:

  • S. Cantoni 1
  • M. Carpenedo 2
  • M. Ruggeri 3
  • F. Rodeghiero 4
  • N. Vianelli 5

1 Dipartimento di ematologia e oncologia, Niguarda Cancer Center, ASST Grande Ospedale Metropolitano, Ospedale Niguarda, Milano
2 Azienda Ospedaliera “S. Gerardo”, Monza
3 Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’Ospedale San Bortolo, Vicenza
4 Fondazione Progetto Ematologia, Vicenza
5 Istituto di Ematologia “Lorenzo e A. Seragnoli” – Università degli Studi di Bologna – Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna

Avere una malattia auto-immune espone maggiormente al rischio di infezioni?

Una malattia auto-immune non è di per sé sinonimo di minori difese immunitarie. Nelle malattie auto-immuni la funzione difensiva svolta dal sistema immunitario nei confronti degli agenti infettivi (virus e batteri) resta integra. Ne deriva che chi è affetto da ITP non è in quanto tale a rischio maggiore di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2.

Le terapie che si utilizzano per ITP possono ridurre le difese verso le infezioni?

Il cortisone è il principale farmaco immunosoppressivo utilizzato nei soggetti con ITP che abbiano necessità di essere trattati per la loro malattia. Il cortisone non si limita a controllare la risposta immunitaria anomala verso le piastrine, ma interferisce con la risposta immune in generale. Tuttavia, non ci sono dati che indichino che chi assume cortisone sia necessariamente più a rischio di contrarre la malattia grave da SARS-CoV-2. Inoltre, questo potenziale rischio va bilanciato con i rischi legati a una conta piastrinica ridotta con conseguente possibile insorgenza di emorragie. Aver fatto in passato una terapia con cortisone non ha invece alcuna ripercussione negativa.

La splenectomia non interferisce con la risposta immunitaria a SARS-CoV-2. La milza è uno degli organi che compongono il sistema immunitario, ma non è l’unico: la risposta immune ai germi si sviluppa localmente e, nel caso di SARS-CoV-2, questo avviene in maniera assolutamente corretta a livello del polmone e delle vie aeree, indipendentemente dalla presenza o meno della milza.

Il rituximab agisce eliminando linfociti B che producono gli anticorpi, inclusi quelli che causano la distruzione delle piastrine nella ITP. Questo effetto permane nei 6-12 mesi dopo la fine del trattamento con rituximab. Pertanto, in questo intervallo di tempo, chi è stato trattato con rituximab potrebbe essere a maggior rischio di contrarre una infezione, incluso SARS-CoV-2, perché la produzione di anticorpi non è ottimale. Anche in questo caso, come per il cortisone, i rischi di contrarre una infezione vanno bilanciati con il rischio di sviluppare una emorragia se non trattati per ITP.

I farmaci che agiscono stimolando la produzione di piastrine – romiplostim e eltrombopag – non hanno invece alcuna ricaduta negativa sulla risposta immunitaria.

Anche se alcuni dei farmaci utilizzati per ITP interferiscono con la risposta del sistema immunitario alle infezioni, al momento non ci sono dati che con certezza indichino che i soggetti trattati per ITP sviluppino con maggiore frequenza una infezione grave da SARS-CoV-2. E’ in corso in tutta Italia una raccolta di dati sui soggetti con ITP che abbiano contratto l’infezione SARS-CoV-2, che permetterà a breve di valutare se le terapie per ITP facilitano o meno l’insorgere di questa infezione.

Nella ITP che non abbia risposto a tutte queste terapie, si possono utilizzare azatioprinaciclosporinamicofenolato, tutti farmaci che interferiscono con la risposta immunitaria. Sono gli stessi farmaci utilizzati nei soggetti sottoposti a un trapianto di organo (cuore, rene, fegato ecc) o di midollo osseo. A tutt’oggi non è stata segnalata una maggiore frequenza o gravità della infezione da SARS-CoV-2, nella pur vasta popolazione di soggetti trapiantati, che devono necessariamente proseguire la terapia immunosoppressiva.

SARS-CoV-2 può peggiorare ITP?

I dati clinici ad oggi disponibili non evidenziano una interazione negativa fra SARS-CoV-2 e ITP.

Questo virus non sembra in grado di indurre in maniera significativa l’insorgenza di ITP: i casi descritti sono pochissimi a fronte di una ormai molto ampia diffusione della infezione.

Egualmente, SARS-CoV-2 non sembra possa provocare una recidiva di ITP, con valori piastrinici tali, da porre chi ne è affetto a rischio di emorragie maggiori.

SARS-CoV-2 può causare una riduzione, di solito non particolarmente pronunciata, delle piastrine nei soggetti con infezione grave. Inoltre, nelle forme gravi di infezione si possono verificare eventi trombotici. Chi è affetto da ITP ha un modesto aumento del rischio di sviluppare una trombosi, indipendentemente dal numero di piastrine del soggetto. Tuttavia, non abbiamo dati che confermino una maggiore frequenza di trombosi nei soggetti con  infezione da SARS-CoV-2 e ITP, rispetto a chi non sia portatore della malattia.

In linea generale, al momento non sono emerse evidenze cliniche che dimostrino che l’infezione da SARS-CoV-2 possa essere più grave in chi è portatore di ITP. E’ in corso in tutta Italia una raccolta di dati sui soggetti con ITP che abbiano contratto l’infezione SARS-CoV-2, che permetterà a breve di avere un quadro più preciso della situazione.

La vaccinazione contro SARS-CoV-2 è “sicura”?

Al momento non ci sono dati che controindichino la vaccinazione contro SARS-CoV-2 nei pazienti con ITP.

L’ITP in quanto tale non configura una maggiore fragilità del soggetto, tale da richiedere la somministrazione di uno specifico vaccino, fra i diversi a disposizione. Quindi chi pur essendo affetto da ITP  non abbia mai avuto necessità di un trattamento, chi ha ricevuto in passato un trattamento con cortisone o rituximab, chi sia stato splenectomizzato o, infine, chi sia in trattamento attivo con farmaci che stimolano la produzione di piastrine (romiplostim e eltrombopag) non è diverso dalla popolazione generale e potrà fare la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 come chiunque altro.

I soggetti in terapia cronica con cortisone o con immunosoppressori (azatioprina, ciclosporina, micofenolato) sono potenzialmente più a rischio di infezione grave da SARS-CoV-2 e in questi casi viene utilizzato un vaccino con particolari caratteristiche, adatto a questa condizione di maggiore fragilità.

Avere l’ITP può aumentare il rischio di avere reazioni negative dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2?

Tutti i vaccini possono causare delle reazioni avverse, non prevedibili a priori, legate alla specifica reattività del soggetto e non al vaccino in quanto tale. Al momento, la diffusione della vaccinazione non è stata tale da consentire di verificare se i soggetti con ITP siano più predisposti di altri a sviluppare reazioni avverse. Tuttavia, per quelle che sono le caratteristiche cliniche e biologiche della malattia, non ci sono presupposti teorici che possano far prevedere una particolare predisposizione dei soggetti con ITP a mal tollerare la vaccinazione.


10 febbraio 2021 – Linee guida ITP e Covid-19 – vers. 2.0

Il Prof. Francesco Rodeghiero, ex Presidente del Comitato Scientifico di Aipit, ha promosso e coordinato tramite la Fondazione Progetto Ematologia, un documento che riassume le raccomandazioni per la gestione di pazienti con ITP durante l’emergenza Covid-19. Il documento è stato elaborato in collaborazione con alcuni dei maggiori esperti italiani di ITP.

RACCOMANDAZIONI PRATICHE PER IL MANAGEMENT DEI PAZIENTI CON ITP DURANTE L’EMERGENZA COVID-19

A cura di: F. Rodeghiero, S. Cantoni, G. Carli, M. Carpenedo, V. Carrai, F. Chiurazzi, V. De Stefano, C. Santoro, S. Siragusa, F. Zaja, N. Vianelli.

2 giugno 2020 – Linee guida ITP e Covid-19 – vers. 1.0

Prima versione del 2 giugno 2020

RACCOMANDAZIONI PRATICHE PER IL MANAGEMENT DEI PAZIENTI CON ITP DURANTE L’EMERGENZA COVID-19

A cura di: F. Rodeghiero, N. Vianelli, S. Cantoni, V. Carrai, F. Chiurazzi, V. De Stefano, C. Santoro, S. Siragusa, F. Zaja.


8 aprile 2020 – ITP e Covid-19 Domande frequenti.

L’8 aprile 2020 la Società Americana di Ematologia, ha pubblicato una pagina di Domande Frequenti (ASH) a tema ITP e Covid-19 con gli interventi dei Dottori:

James Bussel
Doug Cines
Nichola Cooper Francesco Rodeghiero

Domande

Per un paziente adulto di nuova diagnosi di ITP che richiede un trattamento a causa di una grave trombocitopenia, quali opzioni terapeutiche iniziali prendereste in considerazione nel contesto della pandemia di COVID-19?

Nell’ambito di COVID-19, dovrebbero essere utilizzati trattamenti per ITP efficaci ma non immunosoppressivi, come IVIG e agenti trombopoietici orali (TPO) (eltrombopag o avatrombopag*). Per i pazienti che hanno bisogno di urgente aumento della conta piastrinica, possono essere somministrate IVIG a 1 gm / kg per 1-2 giorni, ripetendo le dosi secondo la necessità, in attesa di una risposta agli agenti TPO. I pazienti che si trovano ricoverati in ospedale possono beneficiare da IVIG con dosaggio inferiore (0,4-0,5 gm / kg) al giorno. Tuttavia, per i pazienti che non presentano maggiori emorragie o porpora umida, gli agenti TPO orali potrebbero essere utilizzati come unico trattamento, a causa di potenziali rischi di esposizione al virus durante le lunghe infusioni IVIG nelle strutture mediche . L’acido tranexamico può anche essere usato come coadiuvante in pazienti con sanguinamenti o ad alto rischio di sanguinamento. È importante ricordare che la maggior parte dei pazienti con ITP non presenta sanguinamenti gravi con conta piastrinica ≥ 10-20.000 / uL in assenza di altri fattori di rischio. Di conseguenza, per i pazienti che sono generalmente stabili, è consigliabile ridurre la frequenza dei esami di sangue ed evitare visite per ridurre il rischio di infezione nelle strutture sanitarie. Al momento, non sembra esserci un’alta incidenza di COVID-19 nei pazienti ITP.

*=avatrombopag è un TPO mimetico attualmente non disponibile al fuori degli Stati Uniti.

Per i pazienti con ITP cronici, modifichereste i regimi di trattamento nel contesto della pandemia di COVID-19?

Nessuna modifica se sono stabili a basse dosi di farmaci immunosoppressori. La modifica dei trattamenti richiede un maggiore monitoraggio e potrebbe potenzialmente comportare una ricaduta, quindi potrebbe essere più rischiosa che decidere di non apportare modifiche. Per i pazienti trattati a dosi più elevate di corticosteroidi o farmaci immunosoppressori, l’uso di agenti TPO e / o IVIG potrebbe consentire una riduzione graduale e la possibile sospensione. Attualmente riteniamo che il rituximab debba essere evitato e dosi più basse di ciclosporina potrebbero essere efficaci quanto la dose completa.

Nel contesto attuale dove il rischio più elevato è per i pazienti fisicamente presenti nelle strutture sanitarie per prelievi e trattamenti ritenete che dovrebbero essere modificate la frequenza degli esami di sangue o i valori di riferimento per l’inizio del trattamento?

La maggior parte dei pazienti con ITP dovrebbe essere gestita telefonicamente, tramite SMS o e-mail in base ai sintomi, con una frequenza ridotta degli emocromi, anche se alcuni (gli anziani, quelli che assumono agenti anti-piastrinici, quelli con una storia di maggiori sanguinamenti o altri fattori di rischio) e quelli con condizioni instabili potrebbero dover essere monitorati regolarmente anche per la conta piastrinica. In alcuni paesi il rischio maggiore per i pazienti potrebbe essere recarsi in una struttura sanitaria dove il rischio di infezione è notevolmente più elevato.

Come affrontereste un paziente ricoverato con ITP che sviluppa una grave infezione da COVID-19?

Se un paziente con ITP e COVID-19 dovesse avere una riduzione della conta piastrinica a livelli pericolosi, ad esempio inferiore a 10-20.000 / uL, dovrebbero essere somministrate IVIG, e trasfusione piastrinica in caso di maggiori sanguinamenti. Se il paziente è già in trattamento con un agente TPO, la dose potrebbe essere aumentata o potrebbe iniziarne un secondo, ad es. Aggiungere romiplostim a eltrombopag o avatrombopag o aggiungere eltrombopag o avatrombopag a romiplostim. Potrebbe essere preso in considerazione impiego di steroidi a breve termine (1-5 giorni) per aumentare la conta piastrinica, ma il loro impatto sulla predisposizione alla infezione da COVID-19 e sui effetti non sono noti.

Trombocitopenia grave è raramente osservata nel contesto dell’infezione da COVID-19 ed è stata associata a esiti peggiori. È indicata una ricerca per DIC o altre eziologie alternative. La trombocitopenia può riflettere la gravità dell’infezione e le sue complicanze piuttosto che l’insorgenza o aggravamento della ITP. L’uso di LMWH o eparina come agenti per il trattamento di COVID-19 rimangono controversi. Tuttavia, LMWH / eparina sono ampiamente utilizzati come tromboprofilassi in pazienti gravemente malati / ICU con aumentato rischio generale di trombosi. In attesa di una maggiore esperienza o un studio clinico formale in pazienti con COVID-19 gravemente malati, potenziale rapporto rischio/benefici per uso di LMWH / eparina deve essere valutato per ogni paziente individualmente.

Cosa fare nel caso in cui il paziente ha fatto la splenectomia?

Non ci sono dati che lo suggeriscono e gli esperti non credono che i pazienti splenectomizzati siano più vulnerabili a COVID-19. Tuttavia, le infezioni virali possono essere complicate da superinfezioni batteriche. Pertanto, nel contesto della febbre, la gestione di un paziente splenectomizzato dovrebbe essere la stessa di quella senza infezione da COVID-19, ovvero antibiotici per via endovenosa e un attento monitoraggio poiché la grave sepsi può svilupparsi rapidamente.

FAQ Ministero della Salute
FAQ Organizzazione Mondiale Sanità

3 aprile 2020 – Videoconferenza in italiano dei maggiori esperti mondiali sul tema ITP e Covid-19

Il 3 aprile 2020 l’Associazione di pazienti con ITP degli Stati Uniti, (PDSA) ha organizzato un evento virtuale per fornire delle informazioni specifiche, provenienti da fonti autorevoli relative ad ITP e Covid-19. Titolo dell’evento è “I fatti oltre le paure: ITP & Covid-19”

Caroline Kruse Presidente e CEO di PDSA – Associazione di supporto ai pazienti con ITP negli Stati Uniti – fa gli onori di casa. Dialogano con lei un gruppo di esperti di altissimo livello. Dottori e ricercatori da tutto il mondo, massimi esperti di tutto quel che riguarda studio, ricerca e cura delle persone con ITP.

Relatori

Dott. James Bussell
Pediatra specializzato nelle malattie emaotologiche oncologiche, ricercatore, uno dei più grandi esperti ITP al mondo.

Dott. Steve Holland
Principale esperto di malattie infettive negli Stati Uniti. Lavora presso l’Istituto Nazionale per allergie negli Stati Uniti

Dott.ssa Charlotte Cunningham-Rundles
Una degli esperti più importanti per quanto riguarda le immunodeficienze primarie.

Dott. David Kuter
Direttore del reparto di ematologia presso il Massachusetts General Hospital. È il medico con il maggior numero di pazienti cono ITP nei Stati Uniti.

Dott.ssa Nicola Cooper
Medico, ricercatrice e professoressa presso l’Imperial College a Londra, esperta in immunologia e malattie autoimmuni, particolarmente in ITP.

Prof. Francesco Rodeghiero
Direttore Scientifico della Fondazione Progetto Ematologia a Vicenza. E’ uno dei più grandi esperti di ITP nel mondo. E’ stato il primo Presidente del Comitato scientifico di Aipit.

Dott.ssa Dr.Runhui Wu
Direttore medico dell’ospedale pediatrico a Pechino. È specializzata in malattie emorragiche.

Ecco il video completo dell’evento con la traduzione sottotitolata in italiano realizzata da Barbara Lovrencic. Buona visione!

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