Cos’è I-WISh

L’ITP World Impact Survey (I-WISh) è un studio trasversale ed internazionale svolto in collaborazione tra medici esperti di ITP, associazioni di pazienti e la ditta Novartis. Lo scopo dello studio era cogliere l’impatto di ITP nella vita reale delle persone che ne sono affette, cercando di analizzare i risvolti sulla qualità della vita e la gestione della malattia.

I-WISh è il più grande studio di osservazione mai svolto per le persone affette da ITP. Allo studio hanno partecipato 1507 pazienti e 472 medici da 13 paesi (Canada, China, Colombia, Egitto, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati uniti d’America).

Comitato Direttivo

Le fasi dello studio e la presentazione dei risultati sono state sottoposte alla revisione ed approvazione dei membri del Comitato Direttivo composto da:

  • Dott. Donald M. Arnol; Università McMaster (Canada)
  • Dott. James Bussel; Weill Cornell Medical College (USA)
  • Dott.ssa Nichola Cooper; Hammersmith Hospital, Imperial College London (UK)
  • Dott. Waleed Ghanima; Ostfold Hospital (Norvegia)
  • Dott. Ming Hou; Shandong University (Cina)
  • Alexandra Kruse; Platelet Disorder Support Association (USA)
  • Caroline Kruse; Platelet Disorder Support Association (USA)
  • Serge Laborde; O’Ctyo (Francia)
  • Barbara Lovrencic; Aipit Onlus (Italia)
  • Dott. Axel Matzdorff; Caritasclinic Saarbruecken (Germania)
  • Mervyn Morgan; ITP Support Association (UK)
  • Dott. Marc Michel; Henri Mondor University Hospital, Université Paris-Est Créteil (Francia)
  • Dott. Drew Provan BMI, The London Independent Hospital (UK)
  • Dott.ssa Cristina Santoro; Università Sapienza Roma (Italia)
  • Dott. Yoshiaki Tomiyama; Osaka University Hospital (Giappone)
  • Shirley Watson; ITP Support Association (UK)

Premessa

A partire dal 2018, i risultati di questo studio sono stati presentati durante i congressi annuali dell’Associazione Europea di Ematologia e Associazione Americana di Ematologia ed altri eventi organizzati per medici specializzati in malattie ematologiche. I Congressi delle Associazioni di Ematologia sono degli eventi chiave per la formazione ed aggiornamento nel campo delle malattie ematologiche per i medici di tutto il mondo.

La medicina occidentale è una medicina basata sull’evidenza scientifica. La Treccani ne riporta seguente definizione: “La medicina delle prove di efficacia, nota anche come medicina basata sulle evidenze (EBM, Evidence-based medicine) è un metodo clinico ideato per il trasferimento delle conoscenze derivanti dalle ricerche scientifiche alla cura dei singoli pazienti.

I risultati dello studio I-WISh presentati in occasione dei congressi hanno un grande valore per la comunità di persone affette da ITP ed i medici, perché seguono la logica della medicina basata sull’evidenza scientifica, pur riferendosi agli aspetti strettamente personali come la qualità di vita e gettando le basi per una maggiore comprensione tra medici e pazienti.

Commentando i primi risultati dello studio la Dott.ssa Nichola Cooper, Presidente del Comitato Direttivo ha dichiarato: “L’affaticamento grave (fatigue), in particolare, è stato riferito da molti pazienti come il sintomo dell’ITP più difficile da gestire. Questo è un messaggio importante per i fornitori di cure sanitarie che trattano pazienti con questa rara malattia: ITP è di più di un ecchimosi e rischio di sanguinamento.

Indice

Ecco l’elenco delle risorse I-WISh che abbiamo reso disponibili, catalogate per anno di produzione.

Risultati presentati nel 2018

Durante il congresso annuale dell’Associazione Europea di Ematologia del 2018 sono stati presentati i risultati preliminari, analizzando i dati di 1400 partecipanti in documento dal titolo:

“The Burden of Disease and Impact of Immune Thrombocytopenia (ITP) on Patient Quality of Life and Productivity – Il peso della malattia e impatto di ITP sulla qualità di vita e produttività”.

Già questi primi dati hanno fatto emergere che ITP ha un peso multiforme nella vita delle persone che ne sono affette. Quasi un quarto dei pazienti ha subito ritardi nella diagnosi provocando ansia. Anche se la maggior parte delle persone che hanno partecipato nello studio ha dichiarato di essere complessivamente in buona salute, i dati hanno evidenziato un peso elevato dei sintomi, ed un impatto negativo sullo stato emotivo e la capacità di lavorare.

L’affaticamento (fatigue) è stato spesso indicato come sintomo molto grave. La presentazione di questi dati preliminari in chiusura indica la necessità di esplorare e definire meglio il peso globale dell’ITP nella vita delle persone che ne sono affette.


Nel dicembre 2018 al Congresso dell’Associazione Americana di Ematologia sono stati presentati due gruppi di risultati dello studio.

1) “Patients with Immune Thrombocytopenia Experience Impaired Quality of Life Regarding Daily Activities, Social Interactions, Emotional Well-Being, and Working Lives – Pazienti con Piastrinopenia Autoimmune riscontrano una Qualità di vita compromessa per quanto riguarda le attività quotidiane, interazione sociale, benessere emotivo e vita lavorativa.”

Anche i dati definitivi hanno confermato quanto riscontrato nei risultati preliminari, ovvero che ITP ha un impatto negativo significativo sulla qualità della vita. Risultano affette tutte le sfere: attività quotidiane, interazione sociale, benessere emotivo e la vita lavorativa.

Molti hanno indicato l’affaticamento cronico (fatigue) come uno dei sintomi dell’ITP, soprattutto le persone che hanno indicato come elevato il peso dei sintomi in generale e quasi tutti hanno indicato un ridotto livello di energie. Dallo studio è emerso inoltre che molte persone sono preoccupate che la malattia possa peggiorare e che la loro capacità lavorativa sia stata ridotta.

Questi risultati sottolineano che i medici dovrebbero prendere in considerazione peso complessivo della malattia durante la gestione di ITP.

2) “Patients With Immune Thrombocytopenia Frequently Experience Severe Fatigue But it is Under-Recognized by Physicians – Pazienti con ITP sono spesso severamente affaticati (fatigue) ma non è adeguatamente riconosciuto dai medici”

Il sintomo più comunemente indicato e segnalato come il più pesante nel momento della diagnosi e nel momento della compilazione dello studio è stato l’affaticamento (fatigue).

I pazienti hanno indicato i seguenti tre sintomi come quelli che vorrebbero maggiormente risolvere:

  • Affaticamento (fatigue)
  • Ansia per instabile conta piastrinica
  • Lividi

I medici che hanno partecipato allo studio, figure con un importante esperienza di gestione ITP, hanno indicato l’affaticamento (fatigue) come un sintomo che ha un effetto negativo nella vita di pazienti con ITP, ma non l’hanno valutato come un problema cosi rilevante rispetto a quanto indicato dai pazienti.

La probabilità che si verifichi l’affaticamento (fatigue) aumenta con la diminuzione del numero di piastrine, suggerendo che l’affaticamento sia intrinsecamente legato all’attività della malattia e che potrebbe essere ridotta con l’aumento del numero di piastrine.

I risultati indicano che i pazienti e medici sono d’accordo sul peso globale dei sintomi legati ad ITP ma nello stesso tempo evidenziano il bisogno di ulteriori chiarimenti e consapevolezza sul collegamento tra affaticamento (fatigue), numero di piastrine e la qualità della vita.

Risultati presentati nel 2019

Nel congresso dell’Associazione Europea di Ematologia del 2019 sono stati presentati tre studi.

1) “Differences in Perceptions on Treatment Approaches Between Physicians and ITP Patients” – ” Differenze nelle percezioni sugli approcci terapeutici tra medici e pazienti con ITP”

Le conclusioni di questo gruppo di risultati sono:

  • I corticosteroidi sono la terapia più utilizzata alla diagnosi di ITP, ma l’utilizzo diminuisce dopo la seconda ricaduta.
  • Il limite dello studio è dato dal fatto che molto probabilmente allo studio non hanno partecipato molti pazienti che hanno ottenuto una buona risposta alle prime terapie.
  • Il principale fattore per la scelta del trattamento per i pazienti con ITP ed i medici, è il raggiungimento di una remissione duratura nel tempo.
  • Inaspettatamente elevata la percentuale di medici incline a prescrivere la trasfusione di piastrine a pazienti con livelli piastrinici <10 × 109 / L. Ciò significa che alcuni medici temono la comparsa di sanguinamenti potenzialmente letali al di sotto di questo livello piastrinico, a prescindere dai sintomi di sanguinamento che il paziente presenta.
  • La percezione dei pazienti è che i TPO-RA sono più efficaci nel prevenire il sanguinamento e che i TPO-RA e gli anti-CD20 erano ugualmente efficaci nel trattamento dei sintomi di ITP.
  • Rispetto ai pazienti sottoposti alla splenectomia, i pazienti trattati con TPO-RA e anti-CD20 hanno maggiore soddisfazione generale del trattamento.

2) “ Physicians’ Perceptions on Causes of Primary and Secondary ITP and Leading Causes of Misdiagnosis” – “Percezione dei medici sulle cause di ITP primaria e secondaria e principali cause di errata diagnosi”

Le conclusioni di questo gruppo di risultati sono:

  • L’ITP è stata più comunemente scambiata con la trombocitopenia indotta da farmaci; ciò indica che sono necessari test migliori per facilitare la differenziazione tra questi due tipi di trombocitopenia.
  • Data l’assenza di tali test, è imperativo che i medici rivalutino i pazienti con diagnosi di ITP ed il piano terapeutico e se necessario, cambino anche il farmaco. Allo stesso modo, nuovi test, incluso un miglioramento dei test agli anticorpi anti-piastrine, sarebbero molto utili e dovrebbero essere generalmente disponibili.
  • Le principali cause di ITP secondaria secondo i medici includevano il LES, la trombocitopenia indotta da farmaci e la LLC. Il LES e la LLC possono essere identificati tramite esami del sangue appropriati e utilizzando uno striscio di sangue periferico.
  • L’emocromo completo, l’esame obiettivo, la valutazione della milza, lo striscio di sangue periferico e l’aspirato / biopsia del midollo osseo sono stati i test diagnostici più frequentemente utilizzati per ITP; tuttavia, questi test erano spesso insufficienti per una diagnosi accurata.
  • L’esclusione di altri disturbi è stata percepita come la principale causa di ritardi nella accurata diagnosi di ITP.
  • I pazienti, in media, hanno riferito di aver visto 2,6 operatori sanitari (inclusi tutti i livelli, ad esempio, infermieri e professionisti infermieristici) prima che gli fosse stata diagnosticata ITP; se il personale medico fosse più sicuro nel fare una diagnosi di ITP e/o se fossero più disponibili le consultazioni video con gli specialisti, si potrebbe ridurre il ritardo nella diagnosi.

3) “Perceptions on Splenectomy Outcomes” – “Percezioni sugli esiti della splenectomia”

Le conclusioni di questo gruppo di risultati sono:

  • I risultati hanno dimostrato che mentre la splenectomia è efficace in alcuni pazienti, altri sperimentano effetti indesiderati e irreversibili, ad esempio rischio di infezione ed eventi tromboembolici
  • Le limitazioni a questo studio sono:
    – I pazienti sono stati sottoposti alla splenectomia in un momento indefinito rispetto al periodo dello studio, quindi di fatto un numero di pazienti potrebbe essere non consapevole delle complicanze a lungo termine.
    – I pazienti in cui la splenectomia non ha avuto successo, o quelli che hanno avuto complicazioni postoperatorie, avevano maggiori probabilità di continuare a vedere il proprio medico e/o essere coinvolti dalle associazioni di pazienti, e quindi, a partecipare allo studio rispetto ai pazienti che hanno avuto una risposta duratura
    – Lo studio I-WISh ha dimostrato la necessità di una maggiore consapevolezza del paziente sugli esiti desiderati della splenectomia rispetto ai rischi per guidare la preferenza personale di trattamento.

Al congresso annuale del 2019 di Associazione Americana di Ematologia sono stati presentati i risultati sotto il titolo:

“Patients’ and Physicians’ Perspectives on Treatment in ITP – A Multi-Country Perspective” – “Prospettive dei pazienti e dei medici sul trattamento dell’ITP – Una prospettiva internazionale”

Le conclusioni di questo gruppo di risultati sono:

  • I medici di tutti i paesi hanno indicato, come l’obiettivo più importante da raggiungere con la terapia, la riduzione di episodi emorragici spontanei.
  • Anche i pazienti hanno indicato come obiettivo importante la riduzione di emorragie spontanee, ma un maggior numero di pazienti rispetto ai medici ha indicato come obiettivo importante da raggiungere l’aumento di energia.
  • Più medici rispetto a pazienti hanno indicato il miglioramento della qualità di vita come obiettivo della terapia. I medici non hanno considerato l’affaticamento (fatigue) come obiettivo importante come quanto l’hanno considerato i pazienti.
  • La limitazione di queste conclusioni deriva dal simile significato delle risposte indicate nello studio (es. sana conta piastrinica e riduzione dei episodi emorragici). L’affaticamento (fatigue) è il componente chiave della qualità di vita, pertanto le risposte con simile significato presenti nello studio possono aver portato ad alcune apparenti differenze nelle percezioni tra medici e pazienti.

Risultati presentati nel 2020

Durante il congresso dell’Associazione Europea di Ematologia del 2020 sono stati presentati tre gruppi di risultati.

1) “Higher Symptom Burden in Patients With Immune Thrombocytopenia Experiencing Fatigue” – “I pazienti che soffrono di affaticamento (fatigue) presentano anche più elevato peso di sintomi”

I risultati suggeriscono che i pazienti con ITP che soffrono di affaticamento, hanno un peso di sintomi più elevato rispetto ai pazienti senza affaticamento (fatigue) e che spesso hanno effetti negativi sulla qualità di vita. Questo si è verificato sia alla diagnosi che al momento della compilazione dello studio.

E’ stata riscontrata una differenza nella presenza di altri sintomi di ITP, soprattutto emicrania/mal di testa, tra maschi e femmine che soffrono di affaticamento (fatigue), particolarmente nella diagnosi. Le femmine con ITP soffrono maggiormente di affaticamento, soprattutto con il numero di piastrine più basso. La causa di queste differenze non è chiara e richiede ulteriore ricerca in quanto ci potrebbe essere un’importante differenza tra pazienti con ITP maschi e femmine.

Ultimamente, ed è stato descritto anche in altri studi, non c’è una chiara correlazione tra affaticamento (fatigue) e livello di piastrine o terapia in corso nel momento della partecipazione allo studio. Questo dimostra che la terapia che aumenta il livello di piastrine non necessariamente allevia l’affaticamento (fatigue)

Nel momento della partecipazione allo studio, i pazienti che hanno indicato di soffrire di affaticamento, rispetto ai pazienti che non soffrivano di affaticamento, soffrivano maggiormente anche della depressione, dell’ansia per la conta piastrinica instabile e quindi l’ITP aveva un maggiore impatto negativo nella vita sociale.

L’affaticamento (fatigue) è una parte importante di ITP ma la mancanza della chiara correlazione tra presenza di affaticamento e numero di piastrine indica che ci potrebbe sottostare una diversa fisiopatologia.

Riassumendo: Non è chiaro come gestire l’affaticamento (fatigue) nei pazienti con ITP. Nonostante la mancata correlazione tra affaticamento (fatigue) e numero di piastrine, aumentare il numero di piastrine è il primo passo. L’affaticamento è verosimilmente influenzato da più fattori e la conoscenza di questi fattori permetterebbe un approccio migliore nella gestione ITP.

2) “Patients’ Reported Perceptions on Satisfaction With Immune Thrombocytopenia Treatments” – “Percepita soddisfazione del trattamento di pazienti con ITP”

I risultati hanno dimostrato che i pazienti ed i medici hanno una simile percezione degli effetti collaterali legati ai corticosteroidi, ma si differenzia per anti-CD20 o TPO-RA.

I pazienti hanno più frequentemente indicato “aumento di peso / aumento di appetito” e “cambiamento della forma di visto / gonfiore” come effetti collaterali di corticosteroidi e “affaticamento (fatigue)”, “mal di testa” o “dolori nel corpo” come effetti collaterali di anti-CD20 e TPO-RA.

I pazienti erano meno sodisfatti dei corticosteroidi rispetto al anti-CDO20 e TPO-RA. E’ stata osservata una differenza nella percezione della relazione medico-paziente tra medici e pazienti. Questo suggerisce che c’è spazio di miglioramento nella comunicazione tra medico e paziente.

Raccomandazioni come Linee Guida per ITP dell’Associazione Americana di Ematologia del 2019 e Rapporto del Consenso internazionale sul trattamento e gestione dell’ITP del 2019, supportano l’anticipato passaggio dai corticosteroidi alle terapie di seconda linea, riducendo gli effetti collaterali associati ai corticosteroidi e quindi migliorando la qualità di vita dei pazienti con ITP.

3) “A Patient’s perspective on impact of immune thrombocytopenia on emotional wellbeing” – “La prospettiva di pazienti sul impatto di ITP nel benessere emotivo”

I dati dello studio I-WISh mostrano che l’ITP ha un importante impatto negativo sul benessere emotivo che va oltre riduzione del numero di piastrine e emorragie.

Ansia / paura legata all’instabilità del numero di piastrine e peggioramento della malattia, sono preoccupazioni più frequenti

L’affaticamento (fatigue) è il sintomo più riferito indipendente alle altre preoccupazioni emotive

I pazienti con elevato peso emotivo soffrono più frequentemente dei sintomi legati ad ITP rispetto ai pazienti che non si preoccupano molto

Sono state riscontrate le differenze legate al sesso nei pazienti che hanno dichiarato la presenza di sintomi e ansia/preoccupazione

Sembra ci sia un legame tra l’elevata preoccupazione e livello di piastrine: livelli di piastrine più bassi sono dichiarati nel gruppo di pazienti che si preoccupavano molto

In generale, una maggiore percentuale di pazienti che si preoccupavano molto erano in trattamento con corticosteroidi e anti-CD20 rispetto ai pazienti che non si preoccupano molto. Nei pazienti in trattamento con TPO-RA la proporzione tra chi si preoccupa molto e chi non si preoccupa molto è equilibrata.

La percentuale notevolmente elevata di pazienti che si dichiara preoccupata di poter morire, riflette il profondo impatto emotivo dell’ITP e che può essere accentuata dai corticosteroidi.

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